La sua nascita al mondo appare in un parallelo con la sua consacrazione quale icona mondiale della musica elettronica. Lui però, pur all’apice del successo, a chi gli chiede “Chi sei?”, risponde con una semplicità disarmante: “I’m Tim”. Da qui il titolo del documentario diretto da Henrik Burman dedicato al DJ svedese AVICII, uscito su Netflix il 31 dicembre scorso. Un racconto intimo che lo vede, narratore in prima persona, ripercorrere tappe fondamentali della sua vita, riflessioni e lotte personali che ha dovuto combattere con se stesso nell’arco della sua carriera.
Vediamo Tim Bergling in profonda connessione con la musica, lo guardiamo nel pieno dei processi creativi che hanno portato alla luce brani divenuti hit planetarie. Vediamo Tim Bergling soggiacere alle pressioni che ha dovuto affrontare nel suo lavoro, pur non dimostrandolo apertamente come i suoi stessi genitori affermano.
Il film, infatti, è stato realizzato con il supporto della famiglia che ha dato accesso a un archivio privato di materiale inedito fotografico e video. Testimonianze di colleghi DJ e collaboratori, amici, musicisti, le stesse parole dei genitori abbracciano diverse tappe della carriera di AVICII, nome d’arte del compositore e producer svedese che significa “senza onde”, prima della sua morte nel 2018 all’età di 28 anni.
Le immagini raccontano l’ascesa di un ragazzo timido e introverso che, scaricando un software, scopre di avere il talento raro di comporre musica utilizzando come strumento il computer. Accompagnano la discrasia tra l’enorme successo raggiunto in pochissimo tempo, la patina glitterata di una vita fatta di luci al neon e club stracolmi di fan, viaggi intensi, ritmi pressanti e la fragilità, la disarmonia interiore di un ragazzo caduto nella spirale della depressione, dell’abuso di alcol, del malessere personale.
Il suo approccio alla musica era minuzioso, meticoloso, ispirato sempre all’innovazione musicale. L’armonia di suoni che ricercava nei suoi brani, però, non è stata la stessa per la sua vita. Quell’equilibrio, per essere felice e continuare a fare musica, Tim non è riuscito a trovarlo. Il film mette in evidenza il conflitto tra le pressioni dell’industria musicale e la ricerca di benessere psico-fisico del DJ che lo ha portato a ritirarsi dalle scene. Sempre su Netflix, inoltre, è possibile trovare “Avicii – My Last Show”, che documenta l’ultima esibizione di Tim all’Ushuaïa di Ibiza nell’agosto del 2016.
La sua musica riverbera le corde del cuore, la sua storia ci mette faccia a faccia con una riflessione non più procrastinabile: riuscire a captare i segnali di chi, come Tim, chiede aiuto senza farlo apertamente non è semplice, ma induce a chiedere a noi stessi, a ognuno di noi, di focalizzarci sull’umanità dell’essere umano. La fragilità è cosa preziosa, bisogna prendersene cura.
– I get robbed of all my sleep
As my thoughts begin to bleed
I’d let go, but I don’t know how
Yeah, I don’t know how, but I need to now
Can you hear me? S.O.S.
Help me put my mind to rest –
***
“ Vengo derubato di tutto il mio sonno
appena i miei pensieri iniziano a sanguinare
li lascerei andare ma non so come
ma ho bisogno di farlo adesso
Riesci a sentirmi? S.O.S.
Aiutami a mettere la mia mente a riposo”.
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